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  • APHÀIRESIS

    Santuario di Kasuga.Nara,Giappone

    Tra veglia e quiete non ho desideri inespressi, solo una linea netta che collega il mio cervello al cuore, gira tra il fegato e passando sul mio pene esce come inghiottita dal mio intestino:aria umida di piccole irrequietudini sotto pelle che vibrano di sensazioni ancora non capite.

    C’é una violenza che lega il mio mondo a ció che penso, é la violenza delle cose che non hanno nome, la violenza che provi per te stesso quando ti sproni ad andare avanti per capire cosa senti dentro in un momento di assoluta quiete.

    La mia anima cerca l’infinito e le porte invisibili tra i mondi dell’essere e del divenire.

    é un pasto unico da pelle d’oca ma tu sei il mio eroe.

    “Someone to blame someone to follow”

    Violenza é questo ruggito che mi cresce dentro:il mondo spiegato all apologesi del male ,della bruttura stortura come chiodi piantati a polsi e piedi.

    Tuttavia ci vuole tempo, spazio e tempo, un lento rallentare per vedere dietro la vertigine delle curve e rettilinei un momento di immanente  quiete.

    Perche mi manchi.

    I colloqui mai interrotti.

  • SAMSARA

    Samsara cuore terra mani

    SAMSARA

    Cerchiamo tuti ció che ci elevi al di sopra della pura presenza di esistenza:un ponte sopra la ripetizione dei gesti verso l’immortalitá dell’anima.

    Persiane e scuri chiusi in bocchetta,e dentro il mio essere che vi dimora,umida presenza dentro la vastitá del mare.

    Ieri ho piantato la fragile piantina di basilico che al mercato era stata comprata come mazzo sfuzo di odori,le sue fragili radici ora contano il fluire del tempo tra due spanne di terra.

    Se un qualche istinto vitale vi é rimasto allora anch’essa bramerá sopravvivenza verso un anelito di immortalitá e se dunque io vivo ed esisto lo faccio altresí con lo stesso principio.Nulla mi separa da ció che gli dona vita forza e pure Speranza.

    Perché tutto vive.

    Cosi’ho scritto per lavarmi dallo spessore di bruma e piú che un gesto di volontá ci ho visto soprattutto un bisogno di rapresentazione e cosí una volta a letto ho sognato.

    Dentro di me ho il mio demone ed un angelo:entrambi li conosco abbastanza ed anche loro mi conoscono abbastanza,cosí che incrociando i nostri sguardi ognuno possa intravedere ció che dentro il dentro di me stesso venga riflesso.

    Non esiste tuttavia una corrispondenza precisa,cosí che io mi trovi piuttosto nella metá tra loro .

    Questo io sono,una illusoria ed allusoria corrispondenza infinita di infiniti stati e  percezioni,piccola goccia di un mare infinito,disteso,profondo,vasto,interminabile.

    Il basilico ha attecchito,il mio gesto é stato solo und ono verso la sua volontá.

    E se tutto vive,sentendo e capendo ,non e’il pensare che mi distingue e rappresenta ma solo l’astrazione.

    SAMSARA é”l’oceano dell’esistenza”, la vita terrena, il mondo materiale, che è permeato di dolore e di sofferenza, ed è, soprattutto, insustanziale: infatti, il mondo quale noi lo vediamo, e nel quale viviamo, altro non è che miraggio, illusione māyā. Immerso in questa illusione, l’uomo è afflitto da una sorta di ignoranza metafisica (avidyā), ossia da una visione inadeguata della vita terrena e di quella ultraterrena: tale ignoranza conduce l’uomo ad agire trattenendolo così nel saṃsāra.

  • UNHEARTED

    La notte e’sempre stato un momento speciale, ritagliata attorno a due giornate quasi e’nascosta: c’e’chi la dorme e chi ci resta sospeso.
    Tra due mondi esiste questo satellite di quiete dove allungare i tuoi pensieri e fantasticare su domande o fatti che vuoi mettere in fila, pulire, snodare, elidere.
    La madre dell’ amica di Camilla sta morendo, ha fatto la sua vita, non e’giovane il che almeno e’qualcosa e ci sono persone che davanti a lei vedono tutta la decomposizione del mondo , terra che non sta ferma .Nuotano in una nebbia informe, non esiste terra ma solo nebbia e se ci fosse non la sentiremmo perche’non e’a terra che stanno camminando.
    Lo so come stanno perche’ci sono passato:camminano nella testa, vedono la morte e la temono, assieme a tutto il dolore che la precede.
    Per non cedere al dolore si resta a soffrire, soffrono come la persona che hanno davanti.
    Qualche settimana dopo che mia madre era morta, o “partita” come scrivemmo sulla mortalina, ricordo che mio padre mi fece visita a Modena, dive lavoro, su l’ inserto domenicale del giornale un articolo sulla scomparsa di Norberto Bobbio in cui si rendeva onore al pensiero di quel grande che diceva”la vita e’una continua lotta contro il dolore e la sifferenza”,questo lesse mio padre a voce alta.
    Aveva la faccia stupefatta come se queste parole raccogliessero dentro di lui una qualche emozione che teneva nascosta, aveva rimosso ed eliso.
    Dalla nebbia anche lui camminava indietro nel tempo.
    Rivedo in quel suo stupore parte del suo carattere: uomo determinato a sconfiggere quella pochezza di danari della sua gioventu’, affascinato dalle grandi domande ma fermanente ancorato al presente.
    Mia madre no, per lei era normale pensare che la vita fosse una lotta ed e’uno degli insegnamenti che piu’di altri volle darmi: se lo vuoi lo puoi fare ma devi lottare.
    Allettata nei mesi finali della sua malattia volle rifare il bagno del piano terra di casa, voleva lasciarmi la casa in ordine penso oppure terminare qualcosa che le aveva sempre dato da fare, togliere quel bagno anni 70 con un bagno moderno e accattivante.
    Uno degli operai era un ex tossicodipendente che aveva seguito e che riconosciuta mia madre la ringrazio’: lei mi ha salvato” disse, “no, sei tu che ti sei salvato da solo”lei rispose.
    Non si fanno sconti, in ultima istanza se non te la cavi tu da solo nessuno ti potra’aiutare.
    Finita la frase mio padre mi guardo’, non so cosa risposi ma di certo un qualcosa del tipi” certo”.Il fatto e’che per me era talmente ovvio che la vita fosse una lotta contro dolore e sofferenza che mi stupii quasi nel constatare quanto questo concetto cosi basilare fosse al contempo tanto potente.
    Non sono uno che si scoraggia, soffro, ho paure ma di fondo ne esco sempre fuori, sono un lottatore e lotto per rendermi migliore, essere piu’ capace di lasciarmi scivolare addosso le brutture dell ‘ignoranza,godere delle emozioni, custodire l’amore.
    Tutti lottiamo: chi per la carriera, chi contro la tristezza, chi per la fame, chi contro il dolore. In fondo tutti lottiamo per un qualcosa che e’importante nel nostro presente, nel nostro adesso ‘quando poi invece lottiamo su piu’fronti e se non e’cosi’e’perche non vediamo ancora che fuori dalla nebbia c’e’un cecchino pronto a sparare.
    Ma questo non deve renderci incapaci di sognare, di progredire, perche’seppure strano e’una costante che ci accomuna, ci rende simili e ci fa sentire il dolore altrui come se fosse sulla nostra pelle.
    Non ci sono scuse.
    Il bagno di piano terra e’bellissimo, incastonato dentro la casa come una pepita alla sua roccia.

  • Via Dell’Autodromo e’una via lunga che costeggia al rientro il Parco Ferrari .Sulla destra il buio verde,mentre la strada si allunga tra poche macchine ed i pensieri che prendono forma.

    Guido in autonomia motoria e mi muovo più che altro su pensieri che affiorano come balene nella vastita’dell’acqua.

    Amo  strade che cosi’semplici da guidare ti sembra di andare chissa’dove mentre semplicemente rincasi,che cosi’semplici hanno quella cosa che possiedono solo le strade lunghe:quella rilassata faccia di strade di provincia.Come tra i campi,a collegare due citta’,prima del dopo esiste solo il viaggio,ed e’un momento dove si pensa ad altro mentre mi ronza in testa questa frase:Benvenuti a casa vostra.

  • Il Mare

    Abitiamo sulla Pomposa, una piazzetta che contorna una chiesa ed il suo chiostro.Un gioiello , uno dei tanti di cui l’italia e’piena, che si fa notare a chi ha voglia di guardarsi attorno.

    Attorno abbiamo locali e stasera un dj set e visual project:percussione di suoni e immagini ,mentre il palazzo si va sgretolando percosso dalla grafica.

    Sovversione intestina che emerge ,lava che erutta ed esprime la forza che annienta.

    Facite ammunie o pellegrini…questo e’il MARE.

    Il Mare che annienta e il mare che nutre.

    Rientro in casa,l’Anna e’arrivata e lascio la mia ragazza alla sua serata.

    Saluto i gigli che ho comprato per Camilla, e seduto sento il rimbombo della musica sui muri. Alti e spessi ovattano il mio spazio.

    Credo nella trascendenza.

    Credo che ci siano cose che, non spiegandocelo,sono stati d’animo che si materializzano richiamati in vita da un messaggio, come la carezza puo’richiamare l’amore.

    credo nello spazio e nel sentire che cio’che crediamo di sapere non ci completa. E se mai ci fosse una ricetta, ad ingredienti non sapremo dare nomi perche’SONO e basta.credo alla correlazione a cio’che  sentiamo prossimo tuttavia senza averne logica comprensione,a cio’che non sappiamo dare spiegazione seppure sentendo, ma non capendo.

  • Ti piace viaggiare?

    Vi racconto un viaggio:viaggio che parte da quando ho anche  iniziato a scriverne.

    Immaginate qualcosa che segni un punto,immaginate la vostra vita precedente come se si ovattasse .

    Allora entra in campo una forza sconosciuta,un animale esotico,una specie ancora non trovata e fai questa scelta:se temerlo o affrontarlo.Ho piantato il mio sguardo sul suo ed ho iniziato a scrivere di getto .

    Erano momenti difficili allora,c’era molta burrasca in me,sapevo che dentro quegli occhi,riflessi avevo visto  i miei.E sapevo di essermi innescato prima di tuffarmi nel mio ventre.

    Se conoscete Dune di David Lynch quello fu il dono per svegliare il dormiente.

    Il racconto parte da quel punto e come un Mandala,in ordine inverso nel tempo vi ritorna.

    Ma ora iniziamo…

  • DICEVO IN UN MOMENTO PARTICOLARE DELLA MIA VITA,ESATTO

    DICEVO IN UN MOMENTO PARTICOLARE DELLA MIA VITA,ESATTO.

    Basta una canzone improvvisa,una serie di parole che dicano di forza e amore.E allora non ci pensi.

    Non pensi alla difettosita’ o a quello che ti puo’succedere perche’e’di questo che parlo.

    Mi e’stata diagnosticata una distrofia miopatica o miopatia distrofica.Miopatia in se non dice nulla,e’la distrofia la regina di cuori.

    I miei muscoli si consumano piu’in fretta di quanto li riesca a ricreare.

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  • Figli di Annibale

    Ti aspetto amico mio

    Il vento mi porta i rumori del centro , il suono di una canzone che avro’sentito mille volte:” odio il lunedi”di Vasco.

    Siamo fermi alla stessa canzone che ascoltavo in balera ubriaco di tequila quando guidavamo sbronzi in cerca di turbinio, avevo 25 anni.

    Anacronistico sentirla adesso . Non per la canzone in se’,ma perche’e’un abbinamento gia’visto, vissuto, provato.E sorrido.

    Amo questo momento, seduto in giardino, riparato dal vento e non dalle mie sensazioni.

    Dissetato Sento di fare pace con tanti dubbi.

    Novanta km mi separavano dalla mia destinazione:sono arrivato alle sette di sera, ho comprato una bottiglia di Kerner di Abbazia di Novacella, mio padre lo gode assai e abbiamo parlato a lungo e piacevolissime discussioni: mi guarda con tanto amore e rispetto, anche io ti guardo con altrettanto piacere e profonda stima.

    Le rose fiorite ,attorno a questa serata algida ,hanno inturgidito i miei occhi nei loro petali sodi.

    Il grosso vaso di terracotta, il rosmarino ed i fiori rossi che vi abitano:la luce che ne scopre i contorni esalta un senso di veglia che mi abita dentro, pronta a vederne la bellezza cogli stessi occhi di chi li pianto’, di mio padre che siede dove siedo io ora, il giornale ed il suo sigaro toscano.

    Passo oltre sull’albicocco che vive dove visse la grande magnolia, quest anno e’esploso, dice che si trova bene, ringrazia quelle radici che resero la terra meno dura da scavare. I tuoi frutti danno vita al fluire del tempo, a cio’che era e cio’che sara’, ed io piccola parte vi dono tutto il mio rispetto.

  • INDIETRO – part 1

    Iniziamo ad andare indietro.

    Una piccola falena si e’appoggiata sul tavolo e mi guarda mentre penso a come distendere cio’che penso,cio’che provo.

    Rincasato dal comizio M5S in piazzetta della Pomposa quasi piena,  ho sentito un vecchio amico collega di universita’,una persona squisita:adesso corre e nelle foto sorride sempre.

    Ci scambiamo info e leggo che e’rimasto vicino a colleghi che io non ricordo piu’.

    Ingegneria i primi anni era una guerra :si formava allora un certo cameratismo coi compagni per tenersi i posti,passarsi appunti,studiare assieme.

    Molto ancora era dovuto al provare quell’ambiente,confrontarsi con gli esami,essere un numero su una tessera in fila con altri 200 davanti all’aula di Analisi I.

    Era assieme una guerra e uno stimolo bellissimo a usare la tua testa.Sforzarla anche, perche’il cervello e’come un muscolo.

    C’era una tacita comunione che ci legava tutti:che fossimo messi alla prova e che ci eravamo scelti una sfida.

    E nella consapevolezza le  persone  si aprono di piu’,ti fanno vedere chi sono.

    Non mi sono dimenticato di Costa:i suoi capelli neri e dritti come in un cartone di Holly&Bengji,la sua risata gustosa.Il sorriso sempre presente.

    Costa  era anche la serie di scongiuri che faceva contro le “gufate”:l’aspirante ingegnere e’inizialmente paranoico e la superstizione fa parte della sua cabala.

    Costa,detto Costola  per via della  magrezza ,era come penso  sia tuttora,una forchetta formidabile:le merende a casa sua durante lo studio erano epocali.

    Sua madre gli sfornava una torta al giorno,quindi capitava che ci fosse addiritttura la scelta di cosa mangiare.Ah!!! ce le scofanavamo come se non ci fosse stato un domani.

    Dopotutto  l’antistress da studio che accomuna i Nerds e’  costituito principalmente da cibo e se**e.

    (Ogni tanto anche qualche  patacchina,ma poca roba perche’i primi anni l’ingegnere studia,dopo si abitua e allora prende a guzzare anche spesso,ma questo e’legato alla sua intelligenza emotiva  e quindi non esiste nessuna prova scientifica di legame biunivoco).

    Allora Costola ed io, studenti di ingegneria  morti di f**a ,ci rifacevamo sulle torte.

    Mi faceva incazzare come potesse mangiare cosi bestialmente ed essere cosi’magro. “ah,io brucio un casino!”

    “ah,io brucio un casino!”, le braccia larghe,il busto leggermente proteso ed un sorriso pieno.

    Non e’da dire che facessi molto sport allora,mi gasavo a girare in vespa e fare feste in campagna,una griglia,birra ed i miei amici.

    Nel corso degli studi ci siamo  persi.Ci si beccava in giro a Marina o Bologna:estate,inverno.

    Non ricordo,mentre mi risponde, chi fosse  il Pannocchia o sto tale Tizio ,ma ricordo che eri cio’che mi hai fatto sentire stasera:che sei buono.

    (Come si fa poi a soprannominare uno “Tizio”,chiaro che dopo non ti ricordi.Tanto valeva allora chiamarlo con un fischio!)

     

    Ora Costola si e’messo a correre ed e’un marathoneta con tempi buoni e con un sorriso radioso alle partenze.

  • INDIETRO -part 2

    La falena da compagnia e’volata via,e’arrivata in compenso la prima zanzara della stagione.

    Mentre penso al karma spero che la piazzetta della  Pomposa sia ora piena,c’era una bella tensione:la gente sogna e sogno anche io.

    Sogno nel cambiamento perche’ sono Io cambiato.Sono attivo,consapevole e pieno .Sono dove vorrei essere.

    Ho dovuto accettare il cambiamento, trarne stimolo.Mi sono Evoluto.

    Certo ,molte sfide non me le sono scelte.Sono capitate e basta: eppure non accettiamo che qualcosa turbi il nostro sonno,che il cambiamento possa avvenire anche se non lo vogliamo,lo escludiamo e  gli preferiamo il dubbio.

    Ma il cambiamento avviene  e avviene e basta.

    E siamo tutti costituiti dalle prove che abbiamo dovuto sostenere:ogni persona ha le sue sfide,e che queste ci accomunino,ci facciano sentire uniti nello sforzo.

    Anima e Cervello sono muscoli e si atrofizzano se non li usi,e’allora che subiamo gli eventi e ne abbiamo paura…

    ed io paura non ne voglio avere

    quindi indietro,piu’indietro,fino all’inizio…