Archive for maggio, 2014

  • Ti piace viaggiare?

    Vi racconto un viaggio:viaggio che parte da quando ho anche  iniziato a scriverne.

    Immaginate qualcosa che segni un punto,immaginate la vostra vita precedente come se si ovattasse .

    Allora entra in campo una forza sconosciuta,un animale esotico,una specie ancora non trovata e fai questa scelta:se temerlo o affrontarlo.Ho piantato il mio sguardo sul suo ed ho iniziato a scrivere di getto .

    Erano momenti difficili allora,c’era molta burrasca in me,sapevo che dentro quegli occhi,riflessi avevo visto  i miei.E sapevo di essermi innescato prima di tuffarmi nel mio ventre.

    Se conoscete Dune di David Lynch quello fu il dono per svegliare il dormiente.

    Il racconto parte da quel punto e come un Mandala,in ordine inverso nel tempo vi ritorna.

    Ma ora iniziamo…

  • DICEVO IN UN MOMENTO PARTICOLARE DELLA MIA VITA,ESATTO

    DICEVO IN UN MOMENTO PARTICOLARE DELLA MIA VITA,ESATTO.

    Basta una canzone improvvisa,una serie di parole che dicano di forza e amore.E allora non ci pensi.

    Non pensi alla difettosita’ o a quello che ti puo’succedere perche’e’di questo che parlo.

    Mi e’stata diagnosticata una distrofia miopatica o miopatia distrofica.Miopatia in se non dice nulla,e’la distrofia la regina di cuori.

    I miei muscoli si consumano piu’in fretta di quanto li riesca a ricreare.

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  • Figli di Annibale

    Ti aspetto amico mio

    Il vento mi porta i rumori del centro , il suono di una canzone che avro’sentito mille volte:” odio il lunedi”di Vasco.

    Siamo fermi alla stessa canzone che ascoltavo in balera ubriaco di tequila quando guidavamo sbronzi in cerca di turbinio, avevo 25 anni.

    Anacronistico sentirla adesso . Non per la canzone in se’,ma perche’e’un abbinamento gia’visto, vissuto, provato.E sorrido.

    Amo questo momento, seduto in giardino, riparato dal vento e non dalle mie sensazioni.

    Dissetato Sento di fare pace con tanti dubbi.

    Novanta km mi separavano dalla mia destinazione:sono arrivato alle sette di sera, ho comprato una bottiglia di Kerner di Abbazia di Novacella, mio padre lo gode assai e abbiamo parlato a lungo e piacevolissime discussioni: mi guarda con tanto amore e rispetto, anche io ti guardo con altrettanto piacere e profonda stima.

    Le rose fiorite ,attorno a questa serata algida ,hanno inturgidito i miei occhi nei loro petali sodi.

    Il grosso vaso di terracotta, il rosmarino ed i fiori rossi che vi abitano:la luce che ne scopre i contorni esalta un senso di veglia che mi abita dentro, pronta a vederne la bellezza cogli stessi occhi di chi li pianto’, di mio padre che siede dove siedo io ora, il giornale ed il suo sigaro toscano.

    Passo oltre sull’albicocco che vive dove visse la grande magnolia, quest anno e’esploso, dice che si trova bene, ringrazia quelle radici che resero la terra meno dura da scavare. I tuoi frutti danno vita al fluire del tempo, a cio’che era e cio’che sara’, ed io piccola parte vi dono tutto il mio rispetto.

  • INDIETRO – part 1

    Iniziamo ad andare indietro.

    Una piccola falena si e’appoggiata sul tavolo e mi guarda mentre penso a come distendere cio’che penso,cio’che provo.

    Rincasato dal comizio M5S in piazzetta della Pomposa quasi piena,  ho sentito un vecchio amico collega di universita’,una persona squisita:adesso corre e nelle foto sorride sempre.

    Ci scambiamo info e leggo che e’rimasto vicino a colleghi che io non ricordo piu’.

    Ingegneria i primi anni era una guerra :si formava allora un certo cameratismo coi compagni per tenersi i posti,passarsi appunti,studiare assieme.

    Molto ancora era dovuto al provare quell’ambiente,confrontarsi con gli esami,essere un numero su una tessera in fila con altri 200 davanti all’aula di Analisi I.

    Era assieme una guerra e uno stimolo bellissimo a usare la tua testa.Sforzarla anche, perche’il cervello e’come un muscolo.

    C’era una tacita comunione che ci legava tutti:che fossimo messi alla prova e che ci eravamo scelti una sfida.

    E nella consapevolezza le  persone  si aprono di piu’,ti fanno vedere chi sono.

    Non mi sono dimenticato di Costa:i suoi capelli neri e dritti come in un cartone di Holly&Bengji,la sua risata gustosa.Il sorriso sempre presente.

    Costa  era anche la serie di scongiuri che faceva contro le “gufate”:l’aspirante ingegnere e’inizialmente paranoico e la superstizione fa parte della sua cabala.

    Costa,detto Costola  per via della  magrezza ,era come penso  sia tuttora,una forchetta formidabile:le merende a casa sua durante lo studio erano epocali.

    Sua madre gli sfornava una torta al giorno,quindi capitava che ci fosse addiritttura la scelta di cosa mangiare.Ah!!! ce le scofanavamo come se non ci fosse stato un domani.

    Dopotutto  l’antistress da studio che accomuna i Nerds e’  costituito principalmente da cibo e se**e.

    (Ogni tanto anche qualche  patacchina,ma poca roba perche’i primi anni l’ingegnere studia,dopo si abitua e allora prende a guzzare anche spesso,ma questo e’legato alla sua intelligenza emotiva  e quindi non esiste nessuna prova scientifica di legame biunivoco).

    Allora Costola ed io, studenti di ingegneria  morti di f**a ,ci rifacevamo sulle torte.

    Mi faceva incazzare come potesse mangiare cosi bestialmente ed essere cosi’magro. “ah,io brucio un casino!”

    “ah,io brucio un casino!”, le braccia larghe,il busto leggermente proteso ed un sorriso pieno.

    Non e’da dire che facessi molto sport allora,mi gasavo a girare in vespa e fare feste in campagna,una griglia,birra ed i miei amici.

    Nel corso degli studi ci siamo  persi.Ci si beccava in giro a Marina o Bologna:estate,inverno.

    Non ricordo,mentre mi risponde, chi fosse  il Pannocchia o sto tale Tizio ,ma ricordo che eri cio’che mi hai fatto sentire stasera:che sei buono.

    (Come si fa poi a soprannominare uno “Tizio”,chiaro che dopo non ti ricordi.Tanto valeva allora chiamarlo con un fischio!)

     

    Ora Costola si e’messo a correre ed e’un marathoneta con tempi buoni e con un sorriso radioso alle partenze.

  • INDIETRO -part 2

    La falena da compagnia e’volata via,e’arrivata in compenso la prima zanzara della stagione.

    Mentre penso al karma spero che la piazzetta della  Pomposa sia ora piena,c’era una bella tensione:la gente sogna e sogno anche io.

    Sogno nel cambiamento perche’ sono Io cambiato.Sono attivo,consapevole e pieno .Sono dove vorrei essere.

    Ho dovuto accettare il cambiamento, trarne stimolo.Mi sono Evoluto.

    Certo ,molte sfide non me le sono scelte.Sono capitate e basta: eppure non accettiamo che qualcosa turbi il nostro sonno,che il cambiamento possa avvenire anche se non lo vogliamo,lo escludiamo e  gli preferiamo il dubbio.

    Ma il cambiamento avviene  e avviene e basta.

    E siamo tutti costituiti dalle prove che abbiamo dovuto sostenere:ogni persona ha le sue sfide,e che queste ci accomunino,ci facciano sentire uniti nello sforzo.

    Anima e Cervello sono muscoli e si atrofizzano se non li usi,e’allora che subiamo gli eventi e ne abbiamo paura…

    ed io paura non ne voglio avere

    quindi indietro,piu’indietro,fino all’inizio…

  • Le Rondini

    Grazie dei tuoi messaggi, mi tranquillizza sapere che sei arrivata, sapere che stai bene e’per me altrettanto stare bene.

    Quindi 19 rintocchi dalla torre campanaria davanti a Via Taglio, appena qui fuori.

    Il sole giallo di Aprile e’ora una nuvola di luce dietro al tetto di fronte,con il suo camino e le varie antenne che vi si coricano dietro .

    E piu in alto le rondini! Siete tornate anche quest’anno, festosi uccellini cosi’ piccoli,veloci vi chiamate per cercare il vostro nido.

    Il vostro richiamo suona come un pigolio:siete matite che colorano questo quadro e lo rendete sempre diverso,mai costante perche’e’ vivo.

    Mi tranquillizza sapere siate tornate, le vostre sagome che turbinano nel cielo allargano i miei confini , alzano la mia prospettiva se planate piu’ in alto.

    penso al rassicurante ripetersi di scene famigliari, del calore dato dalle cose che richiamano un emozione, al sorriso che si innesca la’ dove la sorpresa abbia anch’ essa una vita, legata a strette e robuste ali nere.

    Aspettavo.

    Se nulla e’certo perche’ cambia allora nulla di cio’che ami e’sicuro quando non lo vedi ,ti leghi a cio’che senti ma non lo leghi con parole: ha  anch’esso spesse ali veloci.

    Prezioso cio’che torna e ti privilegia della sua presenza, ti inchini davanti con il rispetto di chi riceve un dono per la prima volta,guardi quelle mani prima di sentirle sul tuo viso.

    E se cio’ che senti si posa prova solo ad accarezzarlo col pensiero e non farlo cadere perche’da terra non potranno piu’volare.